Sono tantissime le donne che una volta diventate madri decidono di lasciare il lavoro o mettono in discussione il loro lavoro. Ce ne sono altre che invece non ci pensano proprio. Vi racconto il mio rientro in ufficio dopo la maternità. 

myhappyMess. Un felice casino. Il mio casino felice.

Questa è la mia vita, come quella di tantissime mamme che come me, per passione o per necessità, hanno deciso di continuare a lavorare a tempo pieno nonostante una famiglia e dei figli.

Mi ricordo ancora chiaramente il mio primo giorno di lavoro dopo la maternità. Era il 13 marzo 2017 e rientravo in azienda dopo ben 8 mesi a casa, otto mesi letteralmente volati. I giorni precedenti non li avevo vissuti in maniera propriamente tranquilla, mi aggiravo per casa arrampicandomi su muri e soffitti, iniziando a piangere per qualsiasi cosa – anche un ciao detto in tono diverso – e avevo iniziato a lasciare la iena dalla nonna per qualche ora in modo che si abituasse al distacco (mah secondo me per abituarmi più io che lei).

L’avevo svezzata in anticipo perché da tetta dipendente qual era (non che sia cambiato molto ora che, a quasi tre anni suonati, ha sostituito la suzione della tetta con la sua nuova attività preferita: il tiro del capezzolo) non accettava alcun tipo di biberon né ciuccio.

La notte non avevo chiuso occhio e pensavo solo che dall’indomani nulla sarebbe stato più come prima. Dal quel momento, dal mio rientro in ufficio, mia figlia, di appena sei mesi, avrebbe dovuto imparare ed abituarsi a stare con qualcun’altro diverso da me.

La mattina mi sono svegliata, fatto colazione, lavata, vestita e ho salutato Greta che stava per uscire con il padre per andare dalla nonna. Tranquilla.

Ho chiuso la porta, respirato.

La mattina è stato un susseguirsi di messaggi whatsapp con foto, vocali, faccine. Greta stava bene, era tranquilla e giocava con nonni e zio.

Imprecazioni da parte mia e invidia.

Dopo un paio d’ore dal mio rientro in ufficio passate a salutari i colleghi, mostrato foto di Greta in tutte le salse, raccontato del parto, della nuova vita da mamma, della mancanza di sonno, delle coliche, di sì tutto sommato è buona, eh la cacca la fa più volte al giorno, ho iniziato a staccare la spina e a rientrare nei panni di una persona normale (quasi normale se consideriamo il pit stop a metà mattina in bagno con il tiralatte). Ho iniziato a dialogare con persone adulte di argomenti non inerenti a pannolini, pappe, vestitini, vaccini e piano piano quella sensazione di apprensione ed ansia lasciava spazio ad un vago sentimento di libertà e riconquista di una vita normale.

Rientro in ufficio myhappymess

Iniziavo ad avere la sensazione che quegli otto mesi di maternità non fossero esistiti davvero, che in realtà la maternità fosse durata solo qualche giorno.

Sono stata riassorbita dal lavoro, immediatamente rientrata in quel vortice di follia nel quale hai sempre la sensazione di stare per operare qualcuno a cuore aperto per salvargli la vita, anzi no che la missione della tua vita è salvare il mondo!

E’ bastato così poco per riprendere i ritmi che avevo lasciato mesi prima? Per mettere da parte il mio ruolo di madre ed immergermi di nuovo nella follia dell’ufficio?

Dopo mesi, anni di distanza, mi rendo conto che la risposta è sì. Mi ci è voluto così poco perché in realtà era quello che volevo. Tornare a lavorare, a sentirmi realizzata, a fare quello che avevo sempre fatto. Perché in realtà la mia me, quella che ero stata per 10 anni prima di rimanere incinta, c’era ancora. Il mio lavoro c’era ancora. E questo non significava sentirsi meno madre o una madre non adeguata.

La vita cambia quando diventi madre. E’ un casino. Totale. La mia è cambiata in meglio e adesso sono felice così. 

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