Se la situazione non fosse davvero così catastrofica, potrebbe sembrare una barzelletta. Mamme in smart working con figli (e spesso anche mariti) in casa, cronache di una tragedia annunciata ai tempi del Covid-19.
Lunedì scorso finalmente è arrivata la comunicazione tanto agognata: Gentile collega, Lei da domani e fino al 3 Aprile sarà in smart working.

Figo! Ho pensato.

Finalmente potrò rimanere a casa, come indicato dal mio Presidente del Consiglio, da tutti i politici e politicanti, dalle brave mamme che ogni giorno invadono le mie chat whatsapp e pagina facebook al grido di restate a casa.

Ieri è stato il mio day 1… ho pensato fosse uno scherzo.

Sequestro di persona? Probabile, se solo non ci fosse la vita di tutti in ballo.

Ore 8.30 accendo il computer. Mammaaaaaaa vieni a giocare???

Ore 8.40 devo leggere quella mail lì. Sì, proprio quella, è davvero importante. Mammaaaaaaaaaa e dai vieni a giocare con le Piny Pon?????

Ore 9.15 prima telefonata. Si, ciao, eh si sono in smart working… no figurati non mi disturbi… eh, cosa hai detto?!?! un attimo, scusami…

Greta per favore mamma ha una telefonata importante.

E così per tutta la giornata. Telefonate dal Canada, gli Stati Uniti, “tutto bene con il Covid-19?”, “sì guarda tutto ok, ti saluta!”

Un buon primo giorno tutto sommato che non ha fatto altro che aumentare il mio senso di colpa di madre lavoratrice, che al momento è a disposizione della figlia ma che in realtà non lo è per niente.

La cosa però davvero devastante sono stati i messaggi che ho ricevuto su whatsapp dalle mamme. «È stata una giornata lunghissima». «Ho stirato per quattro ore di fila per rilassarmi». «I soldi spesi per la babysitter sono i meglio spesi della mia vita».

E soprattutto “#iorestoacasa”, “non avete capito che dovete rimanere a casa!!!”; “siete degli idioti, dovete rimanere a casa” e chi più ne ha più ne metta.

Se ci penso a volte mi sembra di poter impazzire: una pausa dal mondo. Auto-segregazione necessaria per essere migliori. A volte sogno che le regole che lo Stato ci ha imposto si applichino anche all’interno della vita famigliare: isolamento domiciliare, disinfezione delle superfici e delle mani, distanza di sicurezza di un metro. Agogno il silenzio.

Ma voi vi rendete conto a che follie stiamo assistendo? Ma a noi ma chi cazzo ce lo dove dire che nel 2020 dovevamo assistere ad una pandemia del genere, che dovevamo assistere a orde barbariche che svaligiano i supermercati, a folle di gente che prendono d’assalto treni Intercity notte per andare via dalla “zona rossa” per ritrovarsi dopo tre giorni in una “Grande zona rossa” ma con la parmigiana di mammà a disposizione.

Sono uscita a buttare la spazzatura, dopo 48 ore in casa, ho preso l’ascensore e vissuto il tempo della discesa dei 6 piani come l’avvenimento più emozionante di quei due giorni, quando sono uscita dal cancello e ho attraversato la strada l’adrenalina era talmente alta che mi girava la testa, l’euforia era a mille!

Mancano ancora tre settimane ala deadline del 3 Aprile, data in cui il mondo dovrebbe ripartire. Per ora siamo fermi così, congelati, ci godiamo le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri mariti e mogli, io mi godo anche i miei suoceri nel frattempo.

Oggi abbiamo appeso il nostro lenzuolo, #iorestoacasa e speriamo che me la cavo!